Cari Colleghi,
quando queste righe entreranno nelle vostre case certamente sapremo di più rispetto a quanto accaduto nella nostra Regione. Proprio mentre scrivo, apprendo che il nostro Assessore ha rimesso le deleghe.
Pur non volendo, per scelta personale, commentare i fatti decritti con dovizie di particolari dai mass media, permettetemi di esprimere, però, un profondo sentimento di smarrimento. In un periodo in cui forti sono i richiami alla razionalizzazione e alla collaborazione nel fare sacrifici, richiesta ai cittadini oltre che agli operatori sanitari, è ancor più forte il dolore nel leggere sui giornali la parola “tangenti”.
Non posso che sperare in un futuro migliore caratterizzato dalla ricostruzione della fiducia e dallo spirito di collaborazione fra le istituzioni, avente quale unico obiettivo “Il benessere del cittadino”.
Come ben sapete abbiamo cercato, in più occasioni, contatti con le istituzioni, tanto che il 3 maggio, come Coordinamento dei Collegi del Piemonte, abbiamo inviato una lettera al governatore Cota segnalando proprio le criticità esistenti sul fronte delle relazioni istituzionali.
Permettetemi, in questo editoriale, di dire almeno a voi, di cosa avremmo voluto e vorremmo discutere in assessorato. Abbiamo recepito una delibera DGR 14 – 1440 del 28 gennaio 2011, che pone un generico divieto per tutto l’anno 2011 di assunzione di personale a tempo indeterminato , ad eccezione della copertura del 50% del turn over, e blocco delle prestazioni aggiuntive. Gli elementi a sostegno per tale riduzione, oltre alla criticità della situazione economica a livello nazionale e regionale, poggiano sui dati della ricerca del 2007, condotta dalla KPMG. Ricerca, basata sulle giornate di degenza, che rileva un esubero del 5% del personale infermieristico - su una organizzazione con dotazione minima di 10 posti letto - o dell’11% su una dotazione minima di 20 posti letto … Il documento della Regione conclude che, data l’attuale organizzazione dell’assistenza ospedaliera, il personale infermieristico è “carente” ma che riorganizzando l’offerta ospedaliera non solo la dotazione infermieristica sarebbe sufficiente ma si potrebbero liberare risorse … Ora, se nel PSSR il numero di infermieri che operano nelle strutture pubbliche regionali è pari a 4,20/1000 residenti – contro una media nazionale di 4,16 - e per contro il rapporto OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) fissa, per l’Europa, un rapporto ottimale di 6,9 unità per 1.000 abitanti, mentre l'Unione Europea fissa il rapporto minimo a 9 infermieri per 1.000 abitanti, da dove si potrebbero liberare risorse?
Il Piemonte, inoltre, è la seconda Regione per % di anziani (22,7 %)1. Il PSSR riporta, nella parte riguardante la presa in carico del cittadino, il modello operativo del “Chronic Care Model” come “ un significativo riferimento … in quanto è basato sulla interazione tra il paziente reso esperto da opportuni interventi di formazione e di addestramento ed il team multiprofessionale composto da operatori socio sanitari, infermieri e MMG” .
E’ chiaro che siamo tutti concordi sulla necessità di operare cambiamenti organizzativi ma con quali strategie? con quale coinvolgimento? in quale scenario operativo concreto?.
Oggi viviamo una realtà che vede, oltre alle contrazioni di risorse materiali e umane, professionisti spesso utilizzati in modo improprio, complici anche le strutture obsolete e le vecchie regole organizzative. Una realtà che ci richiama a raggiungere obiettivi , quali ad esempio quelli riferiti alla riduzione delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria2, obiettivo peraltro sul quale da anni lavoriamo, senza un progetto di allocazione di risorse, chiaro e condiviso e, ancora, una politica sanitaria che enuncia la necessità di formazione degli operatori senza individuare gli ostacoli che non ne permettono la realizzazione.
Il contrasto che emerge, tra enunciati e possibilità concrete di renderli operativi, determina un sempre maggiore malessere di tutti quelli che vogliono rendere un servizio al cittadino rispettandone concretamente la centralità .
E’ evidente che il Collegio e gli infermieri stessi non vogliono contrastare un processo di cambiamento, necessario e utile ma, anzi, vogliono contribuire in modo attivo a tale cambiamento, ed è per questo che si rende necessario continuare a fare pressioni a livello regionale affinché , obiettivi di ampio respiro, non diventino solo slogan, disfunzionali sia per il cittadino sia per i professionisti.
E proprio su questa strada noi continueremo a camminare … con la speranza che qualcuno abbia la “bontà” di fermarsi ad ascoltarci.
Cari colleghi, il Collegio è dalla vostra parte perché è la nostra parte, è una parte che si interroga di come si può lavorare mantenendo e sviluppando il nostro servizio, certo con difficoltà – e negli anni abbiamo dimostrato la nostra forza e la nostra disponibilità - ma con chiarezza e con il rispetto della dignità professionale.
Se poniamo a confronto il fiume e la roccia,
il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla sua perseveranza.
Buddha Gautama
Cari Colleghi,
quando queste righe entreranno nelle vostre case certamente sapremo di più rispetto a quanto accaduto nella nostra Regione. Proprio mentre scrivo, apprendo che il nostro Assessore ha rimesso le deleghe.
Pur non volendo, per scelta personale, commentare i fatti decritti con dovizie di particolari dai mass media, permettetemi di esprimere, però, un profondo sentimento di smarrimento. In un periodo in cui forti sono i richiami alla razionalizzazione e alla collaborazione nel fare sacrifici, richiesta ai cittadini oltre che agli operatori sanitari, è ancor più forte il dolore nel leggere sui giornali la parola “tangenti”.
Non posso che sperare in un futuro migliore caratterizzato dalla ricostruzione della fiducia e dallo spirito di collaborazione fra le istituzioni, avente quale unico obiettivo “Il benessere del cittadino”.
Come ben sapete abbiamo cercato, in più occasioni, contatti con le istituzioni, tanto che il 3 maggio, come Coordinamento dei Collegi del Piemonte, abbiamo inviato una lettera al governatore Cota segnalando proprio le criticità esistenti sul fronte delle relazioni istituzionali.
Permettetemi, in questo editoriale, di dire almeno a voi, di cosa avremmo voluto e vorremmo discutere in assessorato. Abbiamo recepito una delibera DGR 14 – 1440 del 28 gennaio 2011, che pone un generico divieto per tutto l’anno 2011 di assunzione di personale a tempo indeterminato , ad eccezione della copertura del 50% del turn over, e blocco delle prestazioni aggiuntive. Gli elementi a sostegno per tale riduzione, oltre alla criticità della situazione economica a livello nazionale e regionale, poggiano sui dati della ricerca del 2007, condotta dalla KPMG. Ricerca, basata sulle giornate di degenza, che rileva un esubero del 5% del personale infermieristico - su una organizzazione con dotazione minima di 10 posti letto - o dell’11% su una dotazione minima di 20 posti letto … Il documento della Regione conclude che, data l’attuale organizzazione dell’assistenza ospedaliera, il personale infermieristico è “carente” ma che riorganizzando l’offerta ospedaliera non solo la dotazione infermieristica sarebbe sufficiente ma si potrebbero liberare risorse … Ora, se nel PSSR il numero di infermieri che operano nelle strutture pubbliche regionali è pari a 4,20/1000 residenti – contro una media nazionale di 4,16 - e per contro il rapporto OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) fissa, per l’Europa, un rapporto ottimale di 6,9 unità per 1.000 abitanti, mentre l'Unione Europea fissa il rapporto minimo a 9 infermieri per 1.000 abitanti, da dove si potrebbero liberare risorse?
Il Piemonte, inoltre, è la seconda Regione per % di anziani (22,7 %)1. Il PSSR riporta, nella parte riguardante la presa in carico del cittadino, il modello operativo del “Chronic Care Model” come “ un significativo riferimento … in quanto è basato sulla interazione tra il paziente reso esperto da opportuni interventi di formazione e di addestramento ed il team multiprofessionale composto da operatori socio sanitari, infermieri e MMG” .
E’ chiaro che siamo tutti concordi sulla necessità di operare cambiamenti organizzativi ma con quali strategie? con quale coinvolgimento? in quale scenario operativo concreto?.
Oggi viviamo una realtà che vede, oltre alle contrazioni di risorse materiali e umane, professionisti spesso utilizzati in modo improprio, complici anche le strutture obsolete e le vecchie regole organizzative. Una realtà che ci richiama a raggiungere obiettivi , quali ad esempio quelli riferiti alla riduzione delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria2, obiettivo peraltro sul quale da anni lavoriamo, senza un progetto di allocazione di risorse, chiaro e condiviso e, ancora, una politica sanitaria che enuncia la necessità di formazione degli operatori senza individuare gli ostacoli che non ne permettono la realizzazione.
Il contrasto che emerge, tra enunciati e possibilità concrete di renderli operativi, determina un sempre maggiore malessere di tutti quelli che vogliono rendere un servizio al cittadino rispettandone concretamente la centralità .
E’ evidente che il Collegio e gli infermieri stessi non vogliono contrastare un processo di cambiamento, necessario e utile ma, anzi, vogliono contribuire in modo attivo a tale cambiamento, ed è per questo che si rende necessario continuare a fare pressioni a livello regionale affinché , obiettivi di ampio respiro, non diventino solo slogan, disfunzionali sia per il cittadino sia per i professionisti.
E proprio su questa strada noi continueremo a camminare … con la speranza che qualcuno abbia la “bontà” di fermarsi ad ascoltarci.
Cari colleghi, il Collegio è dalla vostra parte perché è la nostra parte, è una parte che si interroga di come si può lavorare mantenendo e sviluppando il nostro servizio, certo con difficoltà – e negli anni abbiamo dimostrato la nostra forza e la nostra disponibilità - ma con chiarezza e con il rispetto della dignità professionale.
Se poniamo a confronto il fiume e la roccia,
il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla sua perseveranza.
Buddha Gautama